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IL CASO DELL'ORSA ENTRATA NEL RECINTO ELETTRIFICATO A VILLETTA BARREA (AQ)

Aggiornamento: 8 feb 2023


Negli ultimi giorni di settembre del 2019, mi trovavo come ogni anno a fotografare il Bramito del cervo nel Parco Nazionale D'Abruzzo , Lazio e Molise. Quel giorno però decisi di riposare e di rimanere assieme alla mia compagna e al mio amico peloso Kuma per delle passeggiate defaticanti. Mentre uscivamo dal nostro B&B a Villetta Barrea per andare a fare colazione in un chioschetto vicino al lago, mi accorsi che c'era qualcosa di strano per le strade del paese. Molte persone si apprestavano , chi correndo nervosamente, chi con passo svelto, ad accalcarsi lungo una ringhiera che sanciva il confine tra la strada ed un orto privato.

Avevo intuito cosa stava accadendo visto il periodo dell'anno e, mentre ci avvicinavamo in quel luogo ricco di frenesia , cominciammo a sentire suoni ritmici di mitragliate fotografiche che sancivano la presenza dell'orso in pieno giorno in un orto recintato dal filo elettrico.

Rimanemmo fuori la massa di persone che velocemente aumentava di numero , forse per 15 o 20 minuti, per poi dirigerci sulla ringhiera e documentare l'evento con 12 secondi di filmato che potete vedere qui sopra.

Scattammo anche qualche fotografia, ma non all'orso , ma all'effetto che questi provoca nelle persone e ci dirigemmo a fare colazione. Dopo 45 minuti ritornammo nella nostra stanza e vedemmo i guardiaparco far defluire il traffico e le persone che ancora si apprestavano ad accalcarsi per qualche foto ricordo sulla ringhiera, mentre l'orsa, impossibilitata ad uscire da quella "gabbia" , se ne stava a mangiare le pere dell'albero inconsapevole del fatto che da li a breve, sarebbe stata addormentata dai guardiaparco e trasportata in un luogo sicuro per essere liberata in tranquillità.


QUALE SAREBBE STATO IL COMPORTAMENTO ETICO PIU ADATTO IN QUELL'OCCASIONE?


Riflettei molto sull'accaduto, perché piombai di colpo anima e corpo, in un fenomeno emozionale spaventoso, che ha mostrato l'enorme interesse che gravita dietro alla figura dell'orso. Ho percepito che le emozioni che sono in gioco in presenza dell'orso, sono talmente forti da far chiudere ogni connessione con la mente. Utilizzando un termine moderno, posso dire che ci "disconnettiamo" totalmente da ogni forma logica e da ogni processo cognitivo, per espletare le emozioni nella maniera più diretta e semplice possibile. Cosi vidi adulti trascinare a forza alcuni bambini per far vedere loro l'orsa aggrovigliata al ramo di un albero da frutto, mentre questi tentavano in tutti i modi di opporsi con forza perché non volevano vederla, frotte di fotografi rimanere per più di un ora a fotografare l'esemplare dalla stessa zona o peggio ancora , alcuni di loro fare il giro della proprietà privata per trovare una nuova prospettiva fotografica, ma inevitabilmente accerchiandola... E in tutto questo, altre persone che si aggiungevano alle prime (ne contai 70 circa prima di andarmene) ogni minuto che passava e macchine fermarsi lungo il bordo stradale con suoni , schiamazzi e urla di nervosismo.

Chiariamo subito che non sono in grado di dire come "doversi" comportare in questi casi, che per giunta sono eventi da considerare sempre singolarmente per via delle innumerevoli varianti in gioco. Tuttavia qualcosa va detta, soprattutto nell'ambito fotografico.

Quando ci apprestiamo a svolgere una ricerca fotografica nell'ambito faunistico, dobbiamo comprendere, prima di mettere mani alla strumentazione, "ciò" che vogliamo ritrarre. E quel "ciò" si chiama Etologia , nel nostro caso "è tanta roba". Conoscere il comportamento animale significa prima di tutto uscire dalla sfera antropocentrica in cui siamo immersi, capire che le interpretazioni che noi diamo a determinati atteggiamenti dell'animale, possono essere facilmente confusi facendo un istintivo quanto dannoso, parallelo con i nostri. La via ottimale per uscire da questo loop inconscio è quello di rimanere ancorati alla realtà e studiare quanto fin qui la scienza è riuscita a conoscere di un dato fenomeno (in questo caso l'orso) ma soprattutto, quanto ancora non sappiamo, quella zona di confine che crea un ombra nel nostro cono visivo e conoscitivo del mondo.

Sapere di non sapere ci mette sempre sulla strada giusta per affrontare le situazioni nel migliore dei modi. Ma questo implica anche avere una determinata coscienza di ciò che si sta facendo , di come ci stiamo muovendo nel presente. E le emozioni, sono molto spesso un ostacolo se non vengono ben gestite.

Non a caso quello che ho visto in quella precisa situazione è il frutto di una forte emotività che si rinforzava attimo dopo attimo nei presenti, fotografi o meno.

Partiamo dal presupposto che un'Orsa non in grado di poter scappare è un Orsa fortemente stressata...anche se continuava a mangiare. Rimanere per più di 1 ora a scattare fotografie ad un esemplare stressato, nella medesima zona (quindi riempiendo la scheda di memoria con le stesse fotografie) soprattutto accorgendosi che il numero di persone stava pian piano aumentando, non è etico , come non lo è scegliere di aggirare i campi sperando che l'orsa potesse uscire da dietro l'orto. In questo caso l'azione prodotta è quella di accerchiare un soggetto già fortemente stressato , creando dei presupposti piuttosto gravi di un possibile ed eventuale attacco dell'orso a persone. Con tutto quello che ne consegue poi... ossia una sfrenata battaglia mediatica da parte di giornalisti politicamente allineati, ma non dalla parte della Scienza chiaramente. Con il Lupo lo vediamo quasi quotidianamente purtroppo, con articoli disinformativi e che poco hanno a che fare con le reali caratteristiche di questa bellissima specie animale.

So benissimo quanto difficile sia trovare un orso a distanza ravvicinata con il sole che illumina il soggetto alla perfezione, anche per un fondo di bottiglia come obiettivo, lo capisco benissimo. Sono anni che calco i sentieri del Parco per avere la fortuna di trovarmici di fronte , anni di appostamenti a vuoto, frustrazione e freddo da farti congelare le ossa, caldo da volerti spogliare nudo e affaticato per i kg che porti in spalla su km e km di escursioni in salite olimpiche. Lo so bene cosa significa quell'emozione forte che ti prende dentro , quel diavolo che ti spinge continuamente a provarci, soprattutto quando hai la possibilità di fotografare l'orso a pochi metri di distanza. Non critico chi si è lasciato andare al suo demonio, ma critico il modo. Il processo inutile di rimanere per 1 ora a scattare fotografie quando intorno a te le persone calcano e affollano il piccolo lembo di territorio che sovrasta l'Orsa. Rimanere a stressare quell'animale bloccato all'interno del filo elettrificato, per centinaia di fotografie tutte uguali ed uguali ai tanti altri fotografi che erano li a scattare.

Quel caso, quel preciso evento doveva essere gestito diversamente. La Caccia fotografica perde senso, il suo scopo originario, se pensiamo che essa sia solo un modo per avere un trofeo da mostrare. E se accettiamo che essa sia solo questo nel 2023, allora non siamo diversi da chi usa altri strumenti per scopi ricreativi a "danno" della fauna.

Avere una macchina fotografica in mano, non significa avere la libertà di poterla usare sempre e in qualsiasi situazione perché abbiamo la convinzione che sia uno strumento innocuo. L'uso che se ne fa di questo strumento e la sua nocività dipende solo da noi, dal modo in cui dialoghiamo con gli elementi naturali. Ma anche dal modo in cui noi ci rapportiamo alla natura, da quanta coscienza abbiamo di noi stessi nel presente e nel saper gestire le nostre forti pulsioni.

Se riusciamo a raggiungere questa consapevolezza nella fotografia e la uniamo alla conoscenza etologica, si raggiungerà conseguentemente un Etica di rispetto più matura e profonda e forse, l'Orso Bruno Marsicano avrà più possibilità di salvarsi dalla sua probabile (Ahimè) estinzione.

 
 
 

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