LE DOMANDE CHE PONE LA MORTE DI JUAN CARRITO
- Enrico Pennazza

- 28 gen 2023
- Tempo di lettura: 4 min
Aggiornamento: 10 feb 2023

(OMAGGIO DI MILO MANARA PER JUAN CARRITO)
Fin da quando l'Orsa Amarena fu vista con i suoi 4 figli al seguito, la stampa nazionale ha sempre dedicato ampio spazio all'evento per via della sua rarità, ma mai nessuno si sarebbe immaginato che il cucciolo apparentemente più delicato e debole, avrebbe occupato un posto di eccezione nei cuori degli Abruzzesi e dell'Italia intera per le sue scorribande tra pasticcerie, pollai e paesi del Parco, divenendo a tutti gli effetti una vera celebrità, fino alla tragica morte avvenuta il 23 gennaio 2023 per impatto automobilistico nei pressi del cimitero di Castel di Sangro.
La tragica fine di un orso fin troppo abituato all'uomo, ha sollevato ovviamente numerose domande sulla gestione del tratto stradale che è stato luogo di altri due incidenti simili. Ma le critiche e gli attacchi social, sollevati da un impulso emotivo forte e condiviso, si sono levati anche su chi guidava la macchina che ha ucciso Juan Carrito. Alla luce di quanto emerso in queste ultime ore, cosa possiamo dire a mente lucida sulla tragica fine del figlio di Amarena? Quali altre domande ci pone la questione Juan Carrito?
Facciamo chiarezza, l'incidente che ha portato alla morte JC non può essere giustificato solo attraverso una spiegazione onnicomprensiva dell'evento. Sarebbe riduttivo e impreciso rispetto gli avvenimenti accaduti in quella tragica sera dello scorso 23 gennaio 2023. Il caso va sempre separato e studiato dagli altri eventi simili accaduti negli anni passati, anche per le infinite variabili in gioco che devono per lo più essere ancora compresi .
Per questo non voglio additare gli sventurati che hanno travolto il giovane orso con la macchina, malgrado ci si riserva il dubbio sulla effettiva velocità e conduzione dell'automobile . Purtroppo un incidente simile poteva capitare a chiunque e forse andare peggio di quanto sia andato con JC. (Ognuno di noi dovrebbe mettersi la mano sulla coscienza e ammettere che può capitare a chiunque di non rispettare sempre i limiti di velocità, anche al di fuori del Pnalm dove un cinghiale, una volpe o altri animali selvatici possono attraversare la nostra stessa strada e rimetterci la vita).
Quindi quali sono stati i problemi legati all'incidente e alla morte di Carrito?
Chiaramente il tratto stradale non era messo in sicurezza, malgrado nei mesi passati alcune associazioni hanno investito 150 mila euro per l'innalzamento di reti che hanno coperto un tratto di 700 metri circa (eh si, i costi sono molto alti).
Ma solo questi sono i problemi che hanno portato alla morte JC?
A mio avviso no.
Il problema Juan Carrito è nato anche dall'incapacità di trattare un animale selvatico, come un animale selvatico. Il Parco ha sempre dissuaso chiunque , fotografi , turisti e locali, dal non abituare i cuccioli di Amarena alla presenza dell'uomo, con scarsi risultati purtroppo. L'abitudine di un contatto ravvicinato può aver generato nel carattere di un orso quella mancanza di timore che ha generato un lento ma costante e inesorabile avvicinamento alle attività antropiche , rafforzato ulteriormente dalla facile reperibilità di cibo li dove, veniva lasciato appositamente da alcuni, o non chiuso in appositi contenitori anti orso in zone dove il turismo è fortemente ricercato.
Aggiungiamo inoltre che l'Italia è il paese europeo dove esiste la maggior concentrazione di autoveicoli per cento abitanti. Ciò rende perfettamente leggibile le statistiche di morte di ciclisti e pedoni nel nostro bel paese, ma anche di animali selvatici. Statistiche che ci dicono a chiari lettere che abbiamo un problema molto grande con le strade. Se aggiungiamo inoltre il fatto che queste, nei punti più sensibili di un ecosistema naturalistico molto complesso, non siano gestite correttamente per l'attraversamento della fauna, possiamo comprende molto bene cosa è capitato a Juan Carrito e prevedere purtroppo che altri orsi, cosi come altra fauna e persone, verranno coinvolte in altri eventi simili.
Un'orso confidente, oltre ad essere un pericolo per la popolazione (malgrado non ci sia un caso eloquente e ben provato) mette in pericolo la propria vita proprio perché, frequentando luoghi antropici, ha maggiori possibilità di rimanere coinvolto in incidenti stradali che sono la Terza causa più importante di morte da un punto di vista statistico.
Attenzione, questo non significa necessariamente che tutti gli incidenti stradali siano avvenuti con Orsi confidenti, ma semplicemente che un confidente che frequenta zone antropiche (e quindi anche di strade ed autostrade per spostarsi, attraversandole) può correre maggiori rischi di impatto.
Il Parco ha la sua responsabilità in tutto questo?
C'è chi afferma che il Parco adotti metodi di dissuasione che possano provocare danni agli orsi stessi. Che la dissuasione attraverso fucili con pallini di gomma può generare nell'animale una reazione tale da mettere in pericolo sia le persone, che gli orsi stessi che, nell'intento di fuggire in uno stato di nervosismo e sovraeccitazione emotiva, possono ferirsi o entrare in situazioni pericolose come quella di attraversare una strada nel momento sbagliato.
Capite bene come l'evento di JC possa essere letto da moltissimi punti di vista, che portano alla luce mancanze e problematiche di difficile gestione sia da un punto di vista economico che amministrativo, avendo comunque un forte problema di natura culturale di sottofondo. E trovare una soluzione immediata diventa molto difficile se non impossibile al momento.
Tuttavia Juan Carrito ci pone nuovamente di fronte ad un ulteriore sfida.
In una bellissima intervista rilasciata ad AMOLIVENEWS Corradino Guacci, presidente della società italiana per la storia della fauna, va oltre il sentire comune, le emozioni più ovvie che meritano comunque una critica seria di fronte alla possibilità di estinzione di un'intera specie. La domanda che pone a noi tutti è, se sia giusto considerare la libertà di un 'Orso prioritaria , nella possibilità di poter avere una banca genetica utile ai fini della conservazione della specie.
Juan Carrito è morto da Orso libero, non dagli schemi umani, non dalla dipendenza che aveva dell'uomo, ma come animale che poteva viaggiare ovunque nel Parco e fuori da esso, eppure bisogna domandarsi:
Possiamo considerare l'eventualità che un'orso maschio ed un orso femmina, vivano in un recinto per la riproduzione assistita? O fare in modo che alcuni orsi come Carrito, siano "usati" per una banca genetica affinché si accresca il numero già esiguo di una specie in via di estinzione? Possiamo immaginare che il loro corredo genetico possa influire positivamente sul numero di nascite e quindi sulla possibilità di crescita di una specie? Possiamo quindi giustificare, il sacrificio di pochi per il benessere e la salvezza di molti?
Fatemi sapere cosa ne pensate...
Qui sotto vi lascio il link dell'intervista video
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