IL DANNO CHE SI FA' NEL DARE DA MANGIARE AI SELVATICI.
- Enrico Pennazza

- 17 mar 2023
- Tempo di lettura: 3 min

Ogni volta che vado nel Parco Nazionale D'Abruzzo, Lazio e Molise, mi soffermo lungo una strada molto frequentata, per la presenza di alcune Volpi intente ad aspettare lungo la carreggiata qualche passante che gli dia qualcosa da mangiare. Se passate di li con la macchina o con la moto , vedrete una volpe ( a volte due) sdraiata sul bordo della strada come fosse morta e quando sente la macchina (o la moto) fermarsi, si alza subito sulle sue zampette per correre nella vostra direzione.
Di primo acchito questa reazione può sembrarvi tenera e dolce, come se una creatura molto lontana da noi stia cercando un contatto e vi stia chiedendo aiuto. E molte persone rispondono a questo atteggiamento dandogli da mangiare snack dolci, panini, insaccati vari e croccantini per cani.
Un comportamento che umanamente può significare empatia, ma che nel contesto selvatico risulta una condanna a morte per l'animale stesso.
Quando vengono alimentate le volpi (come tutti i selvatici, vedasi il caso Juan Carrito per esempio) perdono la loro naturale diffidenza verso l'uomo e cominciano a frequentare con molta assiduità le strade o i luoghi antropizzati dove trovano cibo facilmente. Questo atteggiamento mette a rischio la loro stessa sopravvivenza in quanto, oltre a perdere la loro capacità predatoria, si trovano a frequentare assiduamente strade (come in questo preciso caso) che sono una delle cause più importanti di morte per i selvatici... Inoltre un'eventuale prole di queste volpi, potrebbero apprendere la medesima tecnica per rimediare facilmente del cibo e riproporlo da adulti.
Un altro aspetto fondamentale è legato al cibo che gli viene dato. I selvatici non hanno gli enzimi necessari per digerire dolci, patatine , insaccati vari e croccantini per cani o gatti, che sono per loro a tutti gli effetti un veleno per l'organismo, mettendoli a rischio di malattie più o meno serie che, in una condizione di libertà selvatica, significa alzare ulteriormente la probabilità di morte.


Queste immagini prettamente documentative, mostrano un'esemplare di volpe lungo l'incrocio di Bisegna sulla SS83 Marsicana, alimentata da qualche passante con del cibo per cani.
Parlando con un imprenditrice del luogo a Villetta Barrea, ho saputo che alcuni turisti chiedono addirittura di farcire dei panini con insaccati vari esclusivamente per darli alle volpi e che nel rifiutarsi di farlo e cercare di fargli capire il danno che questo avrebbe provocato loro, hanno reagito con un atteggiamento ostico, non ritornando più nel suo locale come avevano fatto fino ad allora.
Noi tutti siamo emotivamente coinvolti nel vedere un animale chiedere del cibo come se stesse in difficoltà o come se non ce ne sia abbastanza nel luogo dove egli vive. Ma è una nostra debolezza, un errore di interpretazione che dobbiamo comprendere, in quanto il luogo in cui essi risiedono, in questo caso specifico il Parco Nazionale D'Abruzzo, Lazio e Molise, ha tutto ciò che occorre per far vivere i selvatici in maniera soddisfacente e naturale senza l'intervento umano.

Ma se possiamo comprendere l'atteggiamento di un turista che manca di cultura specifica nell'etologia animale, non può essere considerato alla stessa stregua il Fotografo esperto, che armato di Wurstel o altri cibi appetibili per la volpe (cosi come per altri selvatici), li alimenta per portarsi a casa uno scatto fotografico più o meno riuscito. Non c'è etica in un comportamento che incatena un esemplare ad una vita a rischio. E la fotografia Wildlife oggi giorno, con il consolidamento della tecnologia digitale legato al mondo social, rischia di divenire terreno fertile per atteggiamenti egoistici e dannosi per la fauna e l'ambiente. La direzione che stiamo prendendo è quella di un genere fotografico che si sta chiudendo sempre più in una lettura egocentrica, dove l'animale non è più il soggetto principale di una fotografia, ma un'oggetto di scena ad uso e consumo di chi ha la fotocamera in mano, che diviene di conseguenza il vero protagonista della fotografia stessa. E cosi il messaggio si ribalta, perché diviene più importante potersi fregiare di uno scatto tecnicamente ben riuscito agli occhi di chi ci osserva al solo scopo di far parlare di se, piuttosto che dell'animale che si trova davanti l'obiettivo.
Non siete d'accordo?
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